Dal dentista

Mi svegliai quella mattina consapevole che, finita la scuola, quel giorno avrei dovuto affrontare il mio più grande incubo: la visita dal dentista!

Dal dentista

Non avevo mai amato le visite mediche, in generale, ma mi ci ero sempre sottoposta senza grossi problemi, accettando il fatto che i miei genitori mi ci avrebbero sempre e comunque portato, sicuri del fatto che i controllo periodici erano essenziali per il benessere della loro figlia – ed ovviamente avevano ragione, e questo era un fatto che ero riuscita a capire da molto piccola. Accettavo, che dovevo controllare la mia vista, il mio udito, la mia schiena, i miei ne… insomma, tutte quelle visite che i bambini fanno ogni anno. Il dentista, però, era un discorso a parte. Non so da dove nascesse la mia grande paura del dentista, dato che non avevo mai subito operazioni, fatto anestesie, otturazioni, non avevo neanche mai dovuto estrarre un dente. Insomma, andavo regolarmente dal dentista che, ogni singola volta, mi confermava che la mia dentatura era ottima, che non avevo bisogno dell’apparecchio e che stavo facendo un ottimo lavoro con la mia igiene orale. Le visite dal dentista passavano velocissime, essendo il mio dottore un uomo molto puntuale e che odiava far aspettare i proprio pazienti, inoltre, come già detto andava sempre tutto bene e, come se non bastasse, all’uscita il dentista mi regalava sempre qualche caramella, un dolcetto o qualcosa d’altro per premiare la mia bravura. Ciò nonostante, io continuavo a tremare di terrore all’idea della visita dentistica.

Anche quella mattina, mi svegliai con lo stomaco chiuso, e la consapevolezza che avrei passato una giornata infinita, terribile, fino a quando la visita dal dentista si fosse conclusa. Avevo fatto vari incubi, quella notte, che mi avevano lasciato praticamente insonne. Tutti incubi collegati con la mia dentatura, ovviamente, in modo o nell’altro. Alcuni più diretti, altri più velati. Mia madre era dovuta entrare a svegliarmi tre volte perché la mattina ero talmente stanca che non riuscivo ad alzarmi dal letto. A colazione non avevo toccato cibo, come sempre il giorno della visita dal dentista. I miei, tuttavia, non avevano idea di quello che mi turbava dentro, essendo che mai ne avevo fatto parola ad anima viva. Mi tenevo quell’angoscia dentro, tutta per me. E, quindi, mia madre, ogni volta, si preoccupava del mio stato di salute – non aveva mai collegato, però, la mia inappetenza al dentista. Appurato che non avevo la febbre, o dolori di vario tipo, anche quella mattina mi spedì a scuola con una merenda extra, nel caso avessi avuto maggior fame durante la giornata. Fuori da scuola mi disse, preoccupata, di telefonarle in caso dovessi sentirmi male. Mi sentivo in colpa, naturalmente, perché ritenevo la mia paura così sciocca ed infondata da non trovare giustificazione alcuna. Feci un gran sorriso e le assicurai che avrei mangiato più tardi.

Anche quel giorno il dentista non fece che confermarmi che i miei denti erano a posto. Finalmente mi rilassai, contenta di avere un nuovo anno prima del prossimo, terribile appuntamento. Fu solo quando compii ventitré anni che riuscii ad affrontare quella mia paura insensata, a capire da dove originasse e come fare per liberarmene.